05/03/2016
699 TUTTOLIBRI su ITALOSVEVO

Marco Belpoliti - La bottiglietta si chiama Proust. L’etichetta non è leggibile, ma quasi sicuramente è un farmaco, forse un ricostituente. Si trova sulla copertina di un bel libro edito dalla casa editrice Italosvevo con sede a Trieste (e Roma: Gaffi) intitolato Piccolo dizionario delle malattie letterarie è opera di Marco Rossari. Stampata su carta Fabriano Fabria Bizzato, è di un bel bianco sporco e si tiene in mano con piacere. Il carattere usato è un Baskerville (ITC New Baskerville), elegante (è il carattere usato da Adelphi); anche la carta dell’interno è ottima: Fabriano Palatina avorio. Lo stampatore si trova a Vicenza (La Grafica & Stampa Editrice); si parla poco degli stampatori in un paese, il nostro, che ne ha di straordinari.

Bandelle, rilegatura a filo refe e tagli laterali in tonso (quanti posseggono ancora un tagliacarte per aprire buste o tagliare i fogli dei libri?). A dare il via a questa nuova collana (esce anche Trittico di Hans Tuzzi), dal titolo Piccola biblioteca di letteratura inutile, è Giovanni Nucci; ha scelto come esergo una frase di Bobi Bazlen, che parla di Trieste e delle biblioteche finite sulle bancarelle dei librai del ghetto, dove è possibile capire che esisteva una grande cultura non ufficiale: libri veramente importanti e «sconosciutissimi, ricercati e raccolti con amore, dalla gente che leggeva quel libro perché aveva proprio bisogno di quel libro». Un viatico così è perfetto. Stiamo ritornando a un mondo così, o invece hanno il sopravvento i libri che non hanno nulla a che fare con la vita dei lettori, ma solo con mode passeggere?

Quello redatto da Nucci all’interno di questo libro è un dizionario che annovera voci come: Baricco, Camilleri, Céline, David Foster Wallace, Salinger, e molte altre. Scritto in modo sarcastico, sapiente, comico, patetico, rissoso, risoluto, remissivo, addolorato, risentito, il libro di Rossari vorrebbe avere la medesima funzione della boccetta di Proust: lenirci dalle malattie letterarie. Tanti anni fa Paolo Biasin aveva scritto un libro proprio su questo, le malattie di cui si narra nei romanzi italiani; Rossari invece parla della malattia che ha contratto lui come lettore (e autore) di opere letterarie.

Una delle cose più belle di questo gradevolissimo ed elegante volumetto è la prefazione dì Edoardo Camurri: un capolavoro di meta-introduzione. Parla dello scrivere prefazioni a mò di prefazione. Gatto che si morde la coda. Dovremmo tutti bere ad ampi sorsi da quella boccetta? Guariremmo? Chissà...



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