30/08/2014
584 CORRIERE ADRIATICO su Valerio Aiolli

Torna Valerio Aiolli con un romanzo sulla nostra realtà, un romanzo senza dubbio realista, eppure con quel tanto di ossessive, almeno nel quarantenne protagonista, il manager Leonardo, che riesce farne metafora etica dei nostri tempi pervasi dell’angoscia di non avere un futuro e non riuscire più a crearselo. Siamo nel 1992, l’anno di tangentopoli, momento cruciale della nostra storia democratica, quando tutte le illusioni nate nel dopoguerra, con la Liberazione, la Costituzione e la ricostruzione, crollano definitivamente, senza lasciar più spazio a illusione alcuna e, rivelando gli intrecci loschi tra economia, imprese e politica, ci fanno intravedere un futuro tutt’altro che roseo, come del restò poi sarà con quella chiamata pretestuosamente Seconda Repubblica. Ancora una volta le sicurezze dei protagonisti dei suoi romanzi vengono scardinate dagli avvenimenti storici e sociali e sarà Leonardo, direttore generale dell’Alutec, che nel corso del tempo ha abbandonato e tradito i suoi ideali giovanili per ambizione e sete di potere, e ora vorrebbe diventare presidente della società pubblica in cui opera, ma il momento è davvero di crisi e quando tutto precipita non si sa nemmeno più di chi fidarsi, il marcio è penetrato ovunque e infranto ogni possibile sicurezza.

Profondamente critico il momento lo è anche a livello personale, quasi specchio della confusione generale.

 



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