04/11/2011
181 AVANTI su Anna Cascella Luciani

Alberto Toni - La poesia di Anna Cascella Luciani, per circa quarant`anni, dopo l`esordio nel 1980 nei quaderni di Einaudi "Nuovi poeti italiani, 1", si è dispiegata in pubblicazioni d`arte o in libri di una piccola editoria di prestigio. Ora possiamo leggere quest`opera nella sua totalità e complessità nel volume "Tutte le poesie 1973-2009" (Gaffi, 734 pagine, 25 curo, con una introduzione di Massimo Onofri). Già la mole del volume ci fa capire che si tratta di un`opera della vita, di un bilancio, sebbene ancora in itinere, considerando le opere future. Chi, specialmente a Roma, ha avuto l`occasione di ascoltare Cascella Luciani nelle letture pubbliche, conosce per via diretta quella comunicazione "cantabile" caratteristica dei suoi versi. Un cantabile, però, non privo di echi e rimandi colti. Non un cantabile puro, come ad esempio può esserlo nel caso di Sandro Penna, poeta di riferimento evocato anche da Onofri. La "grazia corporea" di Cascella Luciani si nutre di un canto d`amore che viene da una lunga tradizione classica, qui, tra l`altro, resa evidente da riferimenti e citazioni espliciti, da Virgilio, a Leopardi (il Leopardi del "Pensiero dominante"), fino ai contemporanei italiani, Sereni, Fortini, in particolare. Ecco, quindi, che il cantabile (poesia della gioia e non del piacere), veicola non soltanto la musica delle cose, ma anche il loro tormento. Scrive Onofri: "Se la vita si vanifica nel niente dei suoi tesori, sarà comunque l`evidenza della musica a replicarne le verità, a consentirne, per via di prosodia, la consistenza". "non lo conosco / e non lo conoscerò: / questo è rassicurante - / non lo perderò": la poesia fa da schermo, difende l`io dagli assalti dell`amore, con evidente autoironia. "solo m`importa il fuoco / e quel che c`è di mezzo", scrive ancora, come a dire che la forma in poesia è sostanza e voce. Se il tempo corre via, e spesso lo testimoniano le citazioni classiche, è pur vero che la vita è un`esperienza concreta. In questo senso, come detto nell`introduzione, questa poesia rifiuta la trascendenza e l`utopia. Si svolge invece in un ambito di verificabilità, attraverso il legame stretto con gli altri e con tutta la storia della poesia, in continuo dialogo. "Luoghi", "Piccoli campi", "Tutte le oscurità del verde", "Dalla finestra il cielo": se prendiamo alcuni titoli possiamo capire che questa "vita negli orli" si anima di stupori, incontri, tensioni che vivono nel qui e ora dell`accadimento. Via via che il tempo passa si fa più urgente raccontare, cercare di rendere esplicite le radici, manifeste le origini. Così la musica del verso si allunga, il passato si apre a un chiarimento, a un tentativo di spiegazione: "non ho sorelle, mamma, di cui / scrivere di cappotti / sulla neve - una volta t`ho / detto `mi piacerebbe avere / un fratellino` ma non c`era / padre". Il canto si intreccia al ricordo, ai discorsi. Ecco perché il cantabile di Penna, così assoluto, qui è soltanto traccia utile, non di più. Il cantabile di Cascella Luciani affonda maggiormente in un tragitto dal classico al moderno chiaramente esplicitato. Le divinità passeggiano per Roma, le puoi vedere, come Proserpina a Villa Borghese. Fanno parte di una natura visibile ed evocata, accompagnano i giorni, le notti e i risvegli: "nelle ore accoglienti / della sera Proserpina / si spinge fino / all`Aranciera accanto / al tempietto d`Esculapio / traversando i giardini / della villa e guarda / la superficie del piccolo lago".  

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