17/07/2010
86 TUTTOLIBRI su Fabio Ciriachi

Sergio Pent – C’è stato un tempo in cui i sogni della piccola borghesia sembravano a portata di mano e di portafoglio. Tempi sudati ma genuini, affannati ma generosi, rattoppati ma costruttivi. Era l’Italia del Grande Dubbio - monarchia o repubblica? - e poi l’Italia del Grande Duello - Dc o Pci? L’Italia delle campagne fagocitate dal cemento, tra crescita e speranza, superstizioni popolari e vagheggiament progressisti, in un impulso di velleità collettive che, anno dopo anno, ci hanno portato qui. Qui, e basta. Quelle remote stagioni sono ben caratterizzate in due romanzi pubblicati da editori attenti e coraggiosi, Nutrimenti e Gaffi.

Giuseppe Schillaci, classe 1978, al suo esordio con L’anno delle ceneri, ci riporta a un’Italia - a una Sicilia - in cui gli echi della guerra hanno lasciato strascichi ancora da occultare nella frenesia del rinnovamento.

Fabio Ciriachi, con L’eroe del giorno, si spinge un decennio più avanti, in una Roma pasoliniana prossima preda dei palazzinari assatanati. In entrambe le storie prevale il senso ovattato di un passato remoto da cui siamo partiti per mettere in piedi «l’italian dream», quella grande illusione che, dal «Sorpasso» ai vari «Natali» in giro per il pianeta, ha caratterizzato il nostro essere italiani, sempre in piedi nei grandi cori popolari, spesso assenti nel momento dell’indignazione collettiva. Schillaci racconta una Sicilia malmostosa, in un 1948 in cui le elezioni d’aprile cambiano le prospettive della nuova repubblica. In questo contesto di aperti furori tra pavidi democristiani e veementi comunisti, si dipana la bella e triste odissea del giovane panettiere Masino Basile e della sua amata Ninetta Bonanno. Nella contrada palermitana del Buon Riposo, le lotte politiche e i traffici locali si sposano alla perfezione, in un losco anticipo degli intrecci tra potere e malavita prossimi a venire. Una Sicilia per certi versi gattopardesca viene a configgere con le esigenze di un’appartenenza sociale maiuscola, nazionale. Ma le battaglie dei piccoli eroi locali sono destinate al fallimento, e a farne le spese sarà proprio il povero Masino, illuso da un sogno americano velleitario, vittima di una congiura popolare arcaica in cui la magia e le suggestioni creano ancora morte e dolore.

L’apparente solarità del protagonista di Ciriachi, l’adolescente Ivan Capacci, trova anch’essa sfogo in un`energia da rinnovamento sociale che, nella Roma periferica di fine Anni Cinquanta, si chiama televisione, musica, gite al mare, visioni di presunto benessere. L’Italia nuova si affaccia a bussare, tra le scorribande nei residui di campagna del quartiere Africano, le ragazze vivaci che cercano ammiratori, le macchine rombanti e le ballerine in tv, mentre la vecchia generazione sopravvive a se stessa nei piccoli appartamenti odorosi di «incenso, pantofole, passi strascicati, pitali e calze elastiche». Ivan è il futuro dell’Italia operaia, in questo romanzo all’apparenza aperto, solare, ma votato alla malinconia: le sue velleità di meccanico esperto e di timido corteggiatore si scontrano con la realtà delle delusioni - il tradimento della disinibita Orietta, la morte della madre - e il retaggio di un’ultima infanzia spensierata tra campi e rogge prima dell’invasione del cemento, racchiusa in una cena natalizia triste e mortifera, nella quale - simbolicamente - il piccolo eroe del giorno attende il via per il suo destino di riserva. Un’Italia che c’è stata, che ci appartiene. Che abbiamo malamente dimenticato.  italian dream